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Martedì 28 Luglio 2009 08:25
Alla WDS (Wreck Diving Society) si venne a conoscenza di queste notizie un pò alla volta, grazie ad anni di ricerche e letture di testi di storia navale. Come spesso succede, le prime tracce erano emerse dai registri di "navi perdute", dove vengono riportate sinteticamente le notizie degli affondamenti; da quel momento si cominciano ad ampliare le ricerche e a raccogliere qualsiasi notizia utile al ritrovamento.
Durante le fasi iniziali di ricerca vengono seguite contemporaneamente piste diverse legate a relitti diversi, e si continua ad approfondirle fino a a quando giunge il momento delle ricerche in mare e delle immersioni esplorative subacquee. Il "momento" per il Canale del Quarnerolo arrivò nell'inverno del 1998 grazie ad una carta da pesca della zona recuperata con l'aiuto dei pescatori locali. La carta aveva annotati un'infinità di punti che indicavano la presenza di ostacoli o afferrature sul fondo, informazioni indispensabili ai pescatori per evitare di perdere le loro reti durante le fasi di strascico. Per la maggior parte si trattava di carrelli di ancoraggio delle mine, ma tra questi erano segnati anche ostacoli più grandi e soprattutto ... posizionati nei punti giusti. Cominciarono così le ricerche dell'ALDENHAM nell'ottobre del 1998 che però non diedero risultato.
Sempre seguendo le informazioni riportate sulla carta veniva individuato, nel febbraio del 1999, il trasporto truppe austro-ungarico EUTERPE posto ad una profondità di 80 metri e sul quale venne effettuata una prima immersione il giorno stesso del ritrovamento. Sempre nell'ambito della stessa campagna si individuò la posizione della torpediniera TA20, ex italiana AUDACE, anch'essa ad una profondità di 80 metri, ma contrariamente al relitto precedente, si trovava in una tratto di fondale con pessime condizioni di visibilità; venne identificata grazie alle particolari caratteristiche delle sue strutture. Il suo ritrovamento fece un certo scalpore, soprattutto a Trieste, in quanto la torpediniera aveva avuto un ruolo particolare e simbolico per la città nelle fasi finali della prima guerra mondiale; era stata la prima nave italiana ad approdare a Trieste sbarcando truppe di liberazione il 3 novembre 1918, e pochi giorni dopo era tornata portando con sé l'allora Re d'Italia Vittorio Emanuele III; la sua visita, acclamata da tutta la cittadinanza, segnava la fine di cinquecento anni di dominio austriaco della città che ora diventava italiana. Il molo dove l'Audace attraccò all'epoca, porta ancor oggi il suo nome ed il lungomare adiacente ha il nome di Riva 3 novembre, in ricordo dei suddetti avvenimenti. La notizia del ritrovamento finì su molte testate giornalistiche, e la WDS ricevette un encomio dal sindaco di Trieste.
Circa due mesi dopo il ritrovamento dell'AUDACE e dopo una lunga fasedi ricerca, fu localizzato il troncone di prua del relitto dell'ALDENHAM ad 86 metri di profondità. Era troppo tardi per scendere in acqua, e si scelse di immergersi il giorno seguente. Ancora non si sapeva che l'ALDENHAM si era spezzato in due durante l'affondamento, e quella notte ogni membro della squadra di ricerca sognò le torri binate e tutte le altre affascinanti caratteristiche della nave emerse dalle planimetrie di costruzione dell'archivio del Maritime Museum di Greenwich, recuperate dal responsabile delle ricerche storiche della WDS, Andrea Moro; ma la realtà si sarebbe presto dimostrata piuttosto diversa. Il mattino seguente una squadra composta da L. Luca Laneve, Paolo Cattaruzzi e Mario Arena scese sul relitto per una prima ricognizione; nei primi 70 metri la visibilità dell'acqua era ottima ma oltre si entrava, con un taglio netto, in una nuvola di fango che riduceva la visibilità a non più di 2-3 metri. Era la stessa, poco desiderabile, caratteristica trovata sul relitto dell'AUDACE, e che in seguito sarebbe stata presente anche su altri siti d'immersione.
La causa di questo strano fenomeno, scoperto successivamente, sono le reti a strascico della flotta di 25 pescherecci che ogni notte incrociano nelle acque del canale, arando avanti e indietro il sottile sedimento fangoso del fondale e causando un'interminabile sospensione. La prua dell'ALDENHAM è adagiata sulla fiancata sinistra e sepolta dal sottile sedimento del fondale per quasi metà della larghezza della nave. Il troncone è lungo una trentina di metri, e l'ambiente, complice la scarsa visibilità, risulta davvero poco amichevole.
Nel corso dell'estate la WDS tornò diverse volte nel canale del Quarnerolo per effettuare altre immersioni e proseguire le ricerche e, proprio in una di quelle occasioni venne ritrovato un quarto relitto, l'ALBANIEN, un piroscafo mercantile vicino ad una secca a 72 m di profondità in prossimità della costa. A differenza dei precedenti relitti le condizioni di visibilità sull'ALBANIEN si rivelarono sempre ottime, grazie anche al divieto di pesca a strascico esercitato in quella zona. Nel frattempo le ricerche d'archivio di Andrea Moro continuarono a dare risultati entusiasmanti; si venne a conoscenza di maggiori dettagli sull'affondamento dell'ALDENHAM e, con l'aiuto di alcune associazioni di reduci della Royal Navy come la "1st Hunt Class Association" e la "Aldenham RN Association", si riuscì anche a rintracciare alcuni sopravvissuti all'affondamento, con i quali iniziò uno scambio epistolare dai toccanti risvolti emotivi e che contribuì a dare una maggiore concretezza e tragicità a quelle lamiere. Venne quindi deciso di portare sul relitto una targa in memoria dei caduti.
 
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