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L'ERIC GIESE PDF Stampa E-mail
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Domenica 06 Settembre 2009 14:30

di Paolo Passalacqua

Il programma prevede un certo numero di immersioni sull'ERIC GIESE, 3500 tls, un caccia affondato in una delle sopraccitate battaglie e che ha portato alla morte di 83 marinai su 313 di equipaggio. Il relitto giace su un fondale di 75 m e questo è probabilmente uno dei motivi per cui non è stato ripulito da tutti gli oggetti tipici di navi militari, a cominciare dalle munizioni e dalle bombe. Tutti gli altri relitti, trovandosi su batimetrie meno profonde sono stati in parte profanati o addirittura demoliti.
Questo, invece, si presenta così come era al momento dell'affondamento e, considerato che generalmente è vietata l'immersione, ad eccezione di permessi concessi in rarissimi casi, avremo la fortuna di vedere una nave da guerra di 120 m di lunghezza, affondata durante una battaglia navale, praticamente intatta costituendo così una occasione più unica che rara.
Il briefing inizia al mattino quando la nave è ancora in porto; sono molti gli aspetti da considerare in questo genere di operazioni. La sicurezza è sicuramente in cima alla lista, insieme con un'attenta analisi delle modalità di esecuzione al fine di portare a termine nel migliore dei modi il lavoro prefissato. Vengono creati due gruppi: un primo, costituito dagli svedesi e dal sottoscritto, che s’immergerà per primo mentre il secondo, costituito da David, JJ, Mario e Fabio faranno assistenza. In acqua in realtà ci saranno 3 team da 2 subacquei ciascuno per la parte lavorativa, che si riorganizzeranno in deco con 2 team da 3 subacquei ciascuno. Nella squadra sono previsti 2 videoperatori con lo scooter, che agevolerà i movimenti e i cambi inquadratura, 2 addetti alle luci, ognuno con faro HID 200 W e due “modelli”, Lotta e il sottoscritto.
Pianificato come il gruppo si dovrà muovere in acqua e affidati i compiti di supporto e sicurezza, siamo pronti a entrare in azione dopo aver stabilito un tempo massimo di fondo di 25’ ad una profondità media di 65 m, per un runtime di 75’. La giornata si presenta plumbea e la marea prevista sarà nella sua fase più intensa. Salto in acqua con la fase di fondo e la stage dei 21 m già addosso, quella dei 6 m mi verrà passata solo una volta in acqua. Sento subito la corrente di marea tirare e, senza perdere tempo, mi tiro fino al punto di discesa dove trovo gli altri pronti all’immersione. Mi affianco a Lotta che sarà il mio buddy, o co-attrice, in questa immersione. Impieghiamo circa 6’ per arrivare sul relitto, che giace sul suo fianco sinistro, la prima cosa che incontriamo sono le due grandi eliche. L'acqua è scura, ma cristallina, la visibilità supera i 20 m. Ci mettiamo subito in posizione e cominciamo a muoverci come stabilito con gli altri che, pur non vedendoli, sappiamo essere intorno a noi. Con l’accensione dei fari MHI 200 W l'ambiente intorno a noi si illumina come per magia e il relitto si presenta in tutto il suo fascino: 4 torrette con cannoni da 127 mm, 2 cannoni binati da 40 mm e diverse mitragliere da 20 mm ancora ben visibili, oltre a 2 batterie lanciasiluri da 4 tubi ciascuno e numerose bombe di profondità ancora allineate sui carrelli di lancio. Queste ultime hanno l’aspetto di barilotti di birra da 50 litri; sono ovunque, sia fissate al carrello di lancio in coperta, sia sul fondo in prossimità della poppa. Lotta ed io pinneggiamo lungo la mezzeria della coperta soffermandoci su ogni boccaporto e sugli innumerevoli oggetti che ci si parano davanti: fanali, lampade, stivali, binocoli, munizioni, leve e manopole sono solo alcune dei tantissimi particolari notati così a prima vista e viene spontanea la domanda di quanti altri ce ne siano che non si vedono.
Il tempo purtroppo scorre veloce e dopo 18’ arriva il momento di lasciare la fase di fondo e passare al back gas. Segnalo al mio buddy che mi si para di fronte, pronta ad assistermi in caso di necessità nella fase di cambio erogatore. È anche il momento di iniziare il ritorno, un po’ più veloce dell’andata per rispettare la pianificazione prevista. Nel frattempo comincio a sentire sulle dita gli effetti dei 5°C dell’acqua. Sono l'unico in questo team ad indossare guanti umidi da 5 mm, anziché quelli stagni, per i quali, avendoli già usati, non mi sento così entusiasta, anche se capisco che a queste latitudini rappresentano probabilmente la scelta migliore.
A 27’ stacchiamo dal fondo e iniziamo la deco. Come pianificato ci ritroviamo a fianco Stefan che, spenta la potente luce del faro MHI, ritorna finalmente visibile anche per noi. Effettuiamo la risalita sullo stesso pedagno utilizzato per la discesa; avevamo notato una certa tensione nella cima e la stessa adesso sembrava ancora più inclinata. Fino ai 12 m va tutto bene ma, mentre ci apprestiamo al successivo cambio quota la cima si strappa, la vediamo disegnare numerose spirali e allontanarsi rapidamente.
Lotta mi segnala subito di effettuare il lancio del segnale di superficie e non faccio altro che mettere mano a quello che avevo già pronto nella tasca di destra e lanciarlo nel giro di un minuto. L'altro team, sopra di noi alla tappa dei 6 m, fa lo stesso e, probabilmente a causa di una maggiore corrente superficiale, sparisce rapidamente dalla nostra vista.
Continuiamo la deco prevista; dopo non più di 10’, avverto diversi strattoni allo spool dove è attaccato il segnale. Penso al supporto di superficie ma non riesco a vedere nulla un po’ per l'acqua torbida, un po’ per la sagola inclinata, ma soprattutto per il movimento di superficie che indica in modo inequivocabile che le condizioni meteo nel frattempo sono peggiorate. Avvertiamo anche un movimento di eliche che inizialmente fanno pensare al nostro mezzo, ma che ci faranno poi realizzare che in realtà si tratta di ben altro: il gommone con un membro dell'equipaggio a bordo e Mario con Fabio in acqua al nostro fianco. Urlo a Mario un grido di evviva per la prontezza operativa della squadra WDS dei tempi passati, ne ricevo un sorriso eloquente a testimonianza di ricordi ancora ben vivi nella memoria.
Il mare si è ingrossato con onde alte 1-2 metri che ci fanno patire un po’ prima di riuscire a essere recuperati; per noi comunque è andata bene ma per gli altri la giornata è finita, bisogna rientrare, non prima però di aver comunque ripedagnato il relitto per il giorno seguente.
Il giorno seguente dobbiamo recuperare un immersione per i team che ieri non si sono immersi, a causa delle cattive condizioni meteo, per cui la giornata inizia di buon ora. Si inverte l'ordine: scenderanno per primi JJ, David, Mario, Fabio e il sottoscritto che ritorna a far parte del gruppo dei non-scandinavi. Ieri sera, infatti, è arrivato Richard Johansson che completa la squadra.
Il tempo oggi, almeno per quanto riguarda il mare e il vento, è clemente anche se il cielo resta nuvoloso e a tratti pioviggina un’acqua composta da minuscoli granuli di ghiaccio; sarà anche estate ma siamo pur sempre oltre il 68° parallelo ad un passo dal circolo polare artico. Arrivando sul posto scopriamo che il pedagno, lasciato la sera prima, si è spostato di almeno 100 m e quindi va riposizionato nuovamente.
Il team è pronto e si discutono gli ultimi dettagli; il piano prevede una visione generale del relitto con le videoriprese fatte da JJ e Fabio, mentre Mario e David avranno ognuno un faro HID 50 W. Io farò da guida, essendo l'unico del team ad essere già sceso sul relitto e a conoscerlo un minimo. Il tempo di fondo pianificato è 40’ con un runtime di 150’. Questa volta siamo tutti con uno scooter per facilitare gli spostamenti sul fondo.
La discesa è facile, la corrente è praticamente assente mentre la visibilità risulta molto ridotta rispetto a ieri. Arriviamo sul fondale sabbioso vicino al pedagno ad una profondità di circa 70 m senza vedere il relitto. Mario, più vicino di tutti al pedagno, è rapidissimo nel tirar fuori dalla tasca lo spool e legarlo al pedagno; in meno di 1’ siamo in formazione a scandagliare il fondale alla ricerca del relitto, tracciando un arco rispetto al punto di partenza. Pochi minuti e finalmente ci troviamo davanti la poppa del caccia tedesco. Tiriamo un sospiro di sollievo, siamo "back in business".
Mario deve trovare un punto di fissaggio per la sagola; il primo oggetto che si trova davanti è una bomba di profondità, ancora fissata al carrello di lancio, a sua volta fissato alla rotaia disposta sulla poppa, ma saggiamente la scarta e procede oltre. Arriva in prossimità della torretta poppiera, fissa la sagola e si comincia l'immersione vera e propria.
Scorriamo abbastanza lentamente sulla fiancata cercando di cogliere buoni spunti da riprendere e allo stesso tempo avere una visione completa del relitto. Dopo 20’ di immersione, per me e Fabio arriva il cambio stage e il passaggio al back gas; gli altri sono con il rebreather con una diversa gestione dei gas pur avendo la nostra stessa quantità di gas.
L'immersione continua ancora un paio di minuti quando vedo Mario dare un deciso segnale di ritorno alla cima di discesa; siamo sul canale di accesso al porto ed è sicuramente meglio evitare risalite nel blu e in corrente. Arrivati al punto in cui abbiamo lasciato lo spool, tocca di nuovo a Mario recuperare la sagola, in un attimo siamo al pedagno e iniziamo la risalita dopo un tempo di fondo di poco più di 30’. Usciamo in 126’ cambiando la deco on the fly, avendo accorciato il tempo di fondo. Una volta fuori Mario spiega il motivo della riduzione del tempo di fondo... era totalmente allagato! Il supporto di superficie, efficientissimo, ci tira fuori dall'acqua in un attimo. Un veloce pasto e la squadra degli scandinavi al completo è già pronta per un'altra immersione, finalizzata alla ripresa video e che viene completata senza problemi in 78’.
La giornata non è ancora finita; Mario propone di recuperare l'immersione persa il giorno precedente; la macchina operativa si mette in moto e in breve ci sono almeno 5 teamers che si affannano dietro alla stazione di ricarica. Sono quasi le 18.30 quando finalmente il team composto da Mario, Fabio, JJ e David è in acqua e scende lungo il pedagno.
L'obiettivo è lo stesso, portare a casa quanta più pellicola girata per poter montare un buon video. Il planning di immersione prevede un tempo di fondo di 30’ con un runtime di circa 150’. Puntuali, ritroviamo il gruppo sotto il pedagno dopo circa 2 ore e ci apprestiamo a fornire l'assistenza necessaria. Ormai è quasi buio ma le condizioni sono perfette. Mario è il primo ad emergere, seguito da Fabio, JJ e David si soffermano ancora qualche minuto; nel tempo necessario al recupero di Mario e Fabio, appaiono anche JJ e David. La giornata si conclude come al solito in un mix di attività frenetiche e solo apparentemente caotiche e confuse. C'è da preparare l’immersione sul GROM e qui il gioco si fa ancora più impegnativo.

Il GROM

 
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