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Domenica 06 Settembre 2009 15:01
Chris LeMaillot, che coordina il progetto, ci da un’introduzione generale e poi lascia la parola a Sam Meacham, un ragazzo che non fa più immersioni ma si dedica alla protezione e conservazione ambientale e all’esplorazione asciutta nella jungla, per cercare e prendere rilevamenti GPS di una serie di punti notevoli e dei cenotes. La sua presentazione è davvero interessante e mi dà la sensazione che potrebbe parlare per ore, conosce l’argomento a menadito e ci da una panoramica molto chiara: il sistema Ox-Bel Ha, o meglio il sistema Yax Chen, si trova nella zona di Tulum e rappresenta una delle principali falde acquifere della zona, di conseguenza è fondamentale sapere in che direzione si sviluppa per poter prevenire possibili inquinamenti derivanti dallo scarico di sostanze contaminanti che risulterebbero devastanti per l’intero ecosistema. Oltretutto, il sistema si sviluppa in prossimità della biosfera di Sian Ka’an, patrimonio mondiale dell’UNESCO e riserva naturale con un’incredibile biodiversità.
Ci si aspetta che le acque di Yax Chen sfocino in parte nella laguna di Sian Ka’an e collegare fisicamente queste due aree con un rilievo del fiume sotterraneo sarebbe un enorme passo avanti per la promozione della protezione di questo ecosistema. La zona di Tulum, come tutta la riviera Maya, è al momento invasa da turisti e la costruzione di resort e complessi alberghieri è massiccia; ogni appezzamento di terreno vale come oro e tutti i piccoli proprietari terrieri costruiscono edifici per sfruttare l’unica risorsa economica della zona: il turismo. Purtroppo questo va a scapito delle risorse naturali e dell’ambiente, come spesso accade nei paesi che hanno una curva di sviluppo economico estremamente veloce.
Poi la parola passa ad un altro membro della squadra che spiega ai newcomers che ogni immersione di esplorazione richiede un rilievo; non ha senso esplorare se non si porta a casa un rilievo, questo è l’obiettivo principale. Qualche parola sulle tecniche di rilievo per verificare di essere tutti sulla stessa linea e si va a casa. Alla fine l’idea è che il rilievo è una scienza... più esatta possibile.
 
Il primo giorno a Yax Chen si presentano tutti puntuali e con una quantità immonda di attrezzatura, immonda soprattutto perché bisogna trasportarla dalle macchine al cenote per un centinaio di metri sulla sabbia e poi su un sentierino roccioso.
A fine giornata bisognerà recuperare tutto e riportarlo in macchina per andare a ricaricare, scaricando e ricaricando le macchine e i furgoni... francamente mi accorgo che la forma fisica non è delle migliori e che arrivare a fine settimana sarà impegnativo. La prima sorpresa è che incontro Bruno e Susy del Portofino Divers, che in Italia non vedo mai e incontrarli in Messico fa un po’ sorridere; purtroppo devono partire il giorno successivo per cui è una veloce chiacchierata e poi devo andare in acqua.
L’intera giornata è dedicata al set up delle safety e degli scooter d’emergenza, che verranno lasciati nella grotta per tutta la settimana. Tutte le squadre impiegano scooter gavin e si respira nitrox 32 solo dalle stage mentre il bibombola rimane come riserva per eventuali emergenze. Si va in acqua scaglionati in diverse squadre per portare l’attrezzatura a 4000/8000/12000 piedi sulla sagola principale e oltre nei rami laterali dove avverrà l’esplorazione nei giorni successivi.
Chris coordina le operazioni, decide le squadre e assegna le mansioni, a me oggi tocca il set up sulla sagola principale con Fred Devos e Franco Attolini. E’ letteralmente una cavalcata di 90 minuti circa con un cambio stage e un cambio scooter in mezzo, sempre attaccati al grilletto dello scooter e andando via lisci per tutto il tempo fino alla nostra destinazione, dove dobbiamo lasciare il nostro carico di stage. Nei cenotes che incontriamo ci sono tartarughe e tarpoons, pesci davvero affascinanti anche se incrociarli all’ingresso delle grotte fa un po’ d’ansia le prime volte. Nell’oscurità totale le torce li illuminano e riflettono un argento intenso che messo insieme alla mandibola stile barracuda e alle ragguardevoli dimensioni (fino ad un metro e mezzo) non gli da un aspetto del tutto amichevole quando sbucano inaspettati da qualche anfratto.
Arriviamo al cenote intorno ai 10000 piedi, si chiama Gemini, e siccome lo scooter di Franco ha una batteria che non va ed è troppo lento, decidiamo di proseguire solo Fred ed io, mentre lui ci aspetterà in superficie per rientrare assieme una volta fatto il set up. Più si va avanti e più la grotta diventa grande, chiara e accattivante, fa venir voglia di vedere quel che c’è dopo e ogni angolo ha una sorpresa. Arriviamo a destinazione, io sistemo 3 safety e Fred fa un jump, cioè collega con lo spool la sagola principale con quella di un ramo laterale, in direzione nord, per la squadra successiva; appena completato il jump Danny, JJ e David ci sorpassano e vanno a piazzare altre safety a 15000 piedi sulla sagola che abbiamo appena collegato, tempismo perfetto. Tornati al cenote Gemini riemergiamo e si fanno due chiacchiere sul fatto che siamo nel cuore della jungla, dopodichè Fred sgancia dall’imbrago un canister stagno addizionale che si era portato dietro e tira fuori un GPS per prendere rilevamenti ai diversi angoli del cenote. Si riparte quando sentiamo il rumore di qualcosa di grosso che si muove vicino alla riva... e arriviamo a destinazione sotto alla piattaforma dopo una rilassante e piacevole gita subacquea di circa un’ora e mezza... acqua calda, no deco, solo divertimento. L’importanza di avere l’attrezzatura e soprattutto lo scooter in perfetto ordine qui mi risulta chiara; uno scooter non perfettamente bilanciato fa la differenza in termini di consumo di gas e su queste distanze 30 bar vogliono dire centinaia di metri.
 
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