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Il weekend di aprile 2009 PDF Stampa E-mail
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Domenica 06 Settembre 2009 13:50
Quando ho fatto il mio primo corso con Mara, non avrei mai immaginato che nel giro di qualche anno avrei partecipato ad un progetto GUE in modo attivo. Quando siamo tornati dal Cave1 in Messico, e Andrea ci ha parlato del progetto Alviela, non posso nascondere di essere stato sorpreso e molto orgoglioso di poter far parte di un qualcosa al quale, bene o male, ogni subacqueo ambisce partecipare.
Alviela è un progetto iniziato due anni fa, per volontà di “Sasha” (Alexander Sawyer), Mara (Andrea Marassich) e Ricardo (Ricardo Costantino). Il sito è stato esplorato in passato fino ad oltre 120 metri, pertanto l’idea non era di andare più fondi o più lontani, quanto piuttosto creare un team, farlo crescere e procedere anche ad una mappatura corretta del sistema, unendola ad una raccolta dati geologici, da fare in collaborazione con SPE, il gruppo speleologico Portoghese.
Arriviamo a Lisbona alle 18:30, e veniamo trasportati da Hugo, il surface manager, per 120 km fino ad Alviela. Qui veniamo accolti dagli altri ragazzi, e senza aver tempo di scaricare nulla, finiamo a tavola. I ragazzi iniziano a raccontarci un po’ del progetto, mentre il gruppo “surface” continua a caricare bombole e bibo per il giorno dopo. Alle 23:00 arrivano gli ultimi, Miguel, Davide e Mara. Iniziamo così il briefing per il giorno dopo insieme ad una spiegazione più accurata del progetto e degli obiettivi prefissati. Si fanno le squadre, e si assegnano i ruoli.
Una squadra sarà formata da Miguel, Mara e Davide, che si occuperà della parte più “avanzata” della grotta raccogliendo dati nei tunnel più distanti. La seconda, sarà formata da Delfim e Miguel, fermandosi poco prima, e supportando la prima squadra nella raccolta dati. Lodo e Claudio, invece, cureranno il survey entro i 30 metri, misurando la grotta in sei stazioni, e nella zona del pozzo, mentre Sasha e il sottoscritto ci occuperemo di fotografare le diverse stazioni e le caratteristiche morfologiche della grotta, occupandoci anche del set up e clean up.
Sono molto curioso di scendere con Sasha. E’ sempre incredibile vedere come subacquei con un passato differente, addestrati in posti differenti, riescano comunque a comunicare con semplicità ed immediatezza quando hanno ricevuto lo stesso tipo di addestramento. In più l’intesa con Sasha inizia subito già fuori dall’acqua; inoltre avere come buddy un quasi istruttore tech1, non capita tutti i giorni!!
Saremo proprio noi i primi ad iniziare. Cosi alla sveglia delle 6:00, ci ritroviamo nel cortile del “castello”, a fare gli ultimi check dell’attrezzatura, a caricare stage e a dirigerci verso Alviela. La giornata è grigia, minaccia pioggia, ma l’emozione cresce. Allestiamo i bibo, e ci prepariamo. Compito sarà portare l’ossigeno ai 6 metri, e il Nitrox50 ai 21 per i cave2 che ci seguiranno… inoltre, vedere un po’ la grotta prendendo familiarità per le rilevazioni successive. Check in superficie, definiamo i tempi di immersione col surface manager e si scende!
La grotta inizia con un pozzo verticale, una piccola rientranza sui 6 metri, dove lasciare l’ossigeno, per poi aprirsi in orizzontale. Parallelamente di sviluppa un tunnel che si ricongiunge al principale verso i 16 m di profondità, per poi risepararsi ancora riunificandosi intorno ai -20 m e ancora intorno ai -25 m. La visibilità è buona, sui 10-12 metri, io conduco e Sasha segue. La comunicazione passiva è ottima, e arriviamo velocemente ai 21 m dove lasciamo le stages, controlliamo che non ci siano perdite varie da rubinetti e bottiglie, e proseguiamo fino ai 30 m. La grotta è molto bella. Tantissime spaccature, rocce principalmente scure, probabilmente per l’elevata percentuale di minerali ferrosi, e un fondale vario, formato da sassi delle dimensioni di una mano o da ghiaino più sottile. Chiamo l’immersione, e iniziamo il rientro, e dalla “sedia a dondolo” (ndr: in inglese la posizione dell’ultimo subacqueo in un team in grotta è chiamata “rocking chair”), mi godo molto meglio la grotta e il suo percorso. Arriviamo al pozzo, risaliamo, ed eccoci in superficie. I tempi di immersione, all’interno del range cave1, sono abbastanza limitati, dobbiamo quindi sfruttarli al massimo; recupero quindi la macchina foto e torniamo in acqua a scattare foto alle varie stazioni, da mostrare poi velocemente al Professor Crispim del SPE già in serata. Usciamo e già Delfim e Luis si preparano a scendere per il loro tuffo, mentre Lodo e Claudio iniziano a prepararsi. La tempistica è importantissima. I tempi sono serrati, e far girare più squadre, per più tuffi, implica una grande organizzazione e coordinazione.
E la pressione sul surface manager è davvero tanta. Fuori dall’acqua Mara e Davide ci chiedono della grotta, e iniziamo a scambiarci i primi pareri. Sono un po’ scettico sulla possibilità di fare una sessione fotografica, un po’ perché la tabella è molto “serrata”, un po’ perché la visibilità non è così splendida, e sicuramente dopo i tuffi degli altri ragazzi peggiorerà, ma son comunque entusiasta dei due tuffi, e già fremo all’idea di tornare in acqua nel pomeriggio. Fuori dall’acqua, oltre ad approfondire la conoscenza con gli altri membri del gruppo, aiutiamo tutti con la logistica. Le stages da scaricare e caricare non finiscono mai, così come la turnazione dei bibo.
Aspetto Lodo alla fine del suo tuffo: anche lui entusiasta della grotta e soddisfatto del suo buddy, ha già iniziato ha fare i primi schizzi della grotta per la mappatura. Nel frattempo anche il primo team cave2 è fuori dall’acqua, ed è il turno del secondo, mentre noi ci prepariamo al secondo giro. Il tour è serrato, e ci ritroviamo ad impacchettare il tutto e a dirigerci dal professore Crispim alle 19:00 passate. Qui ci viene spiegato in dettaglio il progetto e richieste le informazioni che gli interessano. Rapida cena… debriefing… e collassiamo a letto. Il giorno seguente il ritmo è lo stesso del giorno prima, con ulteriori passaggi di clean up quando incontriamo Davide e Miguel di ritorno dal loro survey.
Il clima è sempre allegro e, ciò che mi piace di più, è la netta sensazione di essere parte attiva del progetto, e non un semplice spettatore. E’ una sensazione che hanno tutti, dai ragazzi di superficie -senza i quali NULLA sarebbe stato possibile- a noi “novizi”, che ci sentiamo comunque parte integrante del team. E’ un’esperienza davvero unica: un po’ perché non capita tutti i giorni di fare 13 tuffi in grotta nel giro di tre giorni, un po’ perché toccare con mano, logistica, impegno e difficoltà di un progetto del genere, ti permette di comprenderlo davvero a 360 gradi. Se penso che alcuni dei partecipanti, come Mariano, son volati fin qua da Madrid solo per aiutarci nella sezione asciutta, l’unica cosa che posso fare è applaudirli. Solo chi ha visto quanto era rognoso il trasporto bombole, e l’impegno da mettere nella cura dei subacquei, può davvero capire quanto il ruolo di OGNUNO nel team, fosse fondamentale.
È, inoltre, di una bellezza secondo me imbarazzante vedere come subacquei che fuori dall’acqua parlano lingue diverse, una volta in acqua comunicano in modo chiaro, senza alcuna difficoltà, con una voglia e un impegno straordinari. Uscire dalla grotta, dopo due tuffi, strisciando addirittura sulle ginocchia in alcuni pezzi, salendo e scendendo scale, per poi ritrovarci fuori, ridendo e confrontandoci sui progressi, in attesa del nuovo tuffo, è una cosa eccezionale ed unica. In più nonostante i giorni siano tirati, e la fatica piano piano aumenti, l’entusiasmo non cala, così come il divertimento. Perché ciò che più conta è, che in tutti questi giorni, mi sono comunque sempre divertito. Sia in acqua [uno dei ricordi migliori credo resterà quando ho dovuto trasportare le stages ai 21 metri (4 stage di S80 caricate a 220 bar), con Sasha a seguire che si godeva la scena… ridendo per tutto il tragitto percependo la mia fatica nel pinneggiare carico come un mulo], sia fuori, con Hugo (il team manager), capace di organizzare la turnazione dei sub, mettendoti a tuo agio nell’attesa, “pressandoti” quando necessario, e “rallentando e scherzando” quando la situazione lo permetteva.
E’ stata anche una grande occasione per confrontarsi con subacquei come Mara, Davide, Ricardo, lo stesso Sasha, con grande esperienza e ancora una più ampia passione per la subacquea. In un lampo è domenica, Lodo ed io ci ritroviamo a salutare i ragazzi... destinazione Lisbona e quindi Malpensa. È un vero peccato salutare tutti ma già sappiamo che a settembre saremo ancora lì pronti per continuare il progetto da dove lo abbiamo lasciato.
Fabrizio Tosoni
 
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