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Tech 2 - diario di Paolo Passalacqua - luglio 2000 PDF Stampa E-mail
Sabato 05 Settembre 2009 16:41
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Tech 2 - diario di Paolo Passalacqua - luglio 2000
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Dopo il Tech 1, mi ero ripromesso di non stare più ad annoiare nessuno con i miei racconti da oltreoceano, ma sarà la lontananza da casa e quindi un pizzico di nostalgia, unita al fatto che quello che mi è successo credo possa essere un buona esperienza da riportare, che ho deciso di raccontarla. La premessa è che sono a Fort Lauderdale per il Tech 2. Il mio istruttore è sempre Thomas e sono l'unico allievo questa settimana.

Lunedi 31 luglio, Fort Lauderdale
Ieri abbiamo fatto la seconda immersione di corso, chiamiamola di ambientamento. Classica immersione su relitto, il MILLER LITE, profondità pianificata 47 m, tempo di fondo 30 min, gas usato Trimix 18/50 e nitrox 50%. Deco totale 28 min, a partire da 27 m, con cambio gas ai classici 21 m con il 50%. Il nostro barcaiolo è Bob e sulla barca siamo solo Thomas ed io. Il tempo è soleggiato ma il mare, a causa vento da ESE, è abbastanza mosso. Le onde sono circa 1.5 m e la corrente è almeno di 2 nodi e mezzo. In compenso fa caldo, temperatura ambiente 34°C, quella del mare in superficie 29°C, in profondità 23°C. Io mi sono portato solo la stagna in trilaminato e un sottomuta in pile, quindi il caldo è un problema. La cosa me l'aspettavo, ma a me interessava fare il corso nelle condizioni in cui poi mi ritroverò ad operare in Mediterraneo, che ha determinato la decisione di andare in stagna.
Il relitto dista circa una mezz'ora di barca e quindi di vestirsi prima non se ne parla neanche. Occorre farlo in barca, 5 minuti prima di arrivare sul punto di immersione. Ognuno di noi deve essere autonomo. Bob è impegnato a trovare il relitto e non si può muovere dal timone. Quando il mare è calmo e c'è tempo, tutto è facile ma, vi assicuro che con 34°C esterni, mare formato, la barca che scrolla come una forsennata, vestirsi di muta stagna, indossare il bibo, le fasi e stare pronti tuffarsi al segnale, tutto da soli e in 3-4 min, non è poi così facile.
La tecnica prescelta è quella di passare con la barca, proprio sopra il relitto, andare sopracorrente e al segnale lanciarsi in acqua; "bomb diving" lo chiamano. In pratica appena in acqua, si mette la testa sotto e si va sotto pinneggiando in posizione praticamente verticale e a testa in giù, cercando di raggiungere il fondo nel più breve tempo possibile. Fermarsi anche solo qualche minuto in superficie significa perdere il relitto e in più essere sballottati dalle onde.
L'immersione è quindi in pieno blu e in corrente senza alcun riferimento. La visibilità nei primi 30 m è scarsa, direi non più di 5-6 m per la presenza di plancton, poi in prossimità del fondo migliora fino a 15-18 m in senso orizzontale. Nei primi metri si controllano reciprocamente le bolle dai primi stadi e se tutto è a posto. In effetti, è abbastanza emozionante e, per quanto mi riguarda, anche abbastanza inusuale in quanto abituato alla cima di discesa. La cosa è comunque più facile a dirsi che a farsi. In realtà la discesa, causa la corrente, è tutt'altro che verticale, ma si compie una specie di curva che più è ampia e più alto è il rischio di non centrare il relitto, ammesso e non concesso che il barcaiolo non abbia sbagliato il punto. Inoltre, occorre ricordare che in assetto DIR si privilegia la forma idrodinamica e si tiene la pesata giusta, quindi se qualcuno pensa che sia possibile attaccarsi un po' di kg in più per scendere più veloci, farebbe un grosso errore.


 
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