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Fundamental Pola (Croazia) - settembre 2001 PDF Stampa E-mail
Sabato 05 Settembre 2009 15:37

Lo scorso settembre 2001 si è tenuto in Croazia un DIR Fundamental. Persone provenienti da esperienze subacquee e didattiche differenti tra loro si sono ritrovati a Pola; istruttori, advanced o semplici open water, qualche divemaster ognuno con la sua attrezzatura si è presentato lì per approfondire quelli che sono i principi e la filosofia del sistema DIR. Il corso è stato tenuto da Achim Schlöffel, istruttore GUE.

Tutto è iniziato il venerdì mattina con una presentazione del sistema DIR, della GUE, agenzia subacquea che segue il sistema DIR, e di come si sarebbe svolto il corso. Subito dopo si è passati all'assemblaggio delle proprie attrezzature secondo le proprie configurazioni; quindi Achim ha iniziato a fare il giro "distruttivo", da considerare nel senso più positivo del termine, in quanto ogni configurazione è stata analizzata e criticata con valide motivazioni in tutti i punti che potevano essere considerati fonti di "problemi" in acqua; alla critica, chiaramente, sono seguiti dei suggerimenti utili all'attrezzatura più confacente a questa attività privilegiando in misura maggiore la sicurezza propria e del compagno/i di immersione.
Buona parte della giornata è, quindi, passata cercando di migliorare l'assetto e la posizione di erogatori, fruste, manometri, e così via.
Nel pomeriggio tutto il gruppo si è trasferito in piscina dove, dopo una prova di nuoto e apnea, sono state assemblate le attrezzature, vestiti e in acqua a fare esercizi. La prima parte, chiaramente, è stata dedicata da Achim a far vedere come si facevano gli esercizi e nella seconda parte tutti, con il sostanziale supporto di Mario Arena, Paolo Cattaruzzi, Luca Laneve e Andrea Marassich, hanno cominciato a provare questi esercizi.
Sono stati così fatti esercizi d'assetto (chiaramente neutro e perfettamente orizzontale), diversi tipi di pinneggiate (frog kick, modified frog kick, ecc), simulate emergenze di "out of air", "air sharing", svestizione e vestizione maschera, percorsi senza erogatore e senza maschera, e così via; il tutto, ovviamente in perfetto assetto orizzontale e con il "fondamentale" contributo di Luca che con la sua telecamera omnipresente è riuscito a riprendere tutti i momenti di peggior perfomance di ognuno dei partecipanti. Tutto ciò si è però poi rivelato molto utile quando, con l'aiuto dei filmati, si è svolto il debriefing. In effetti, esercizi che magari ognuno riteneva di aver svolto bene al momento del filmato realizzava cosa era sbagliato e cosa no.
Il secondo giorno è cominciato con una prima parte teorica, dedicata ai principi fondamentali di questo sistema come l'attrezzatura, la posizione, l'assetto, i capisaldi per un'immersione in sicurezza a qualsiasi livello si decida di farla. Per la sessione in acqua i ragazzi sono stati divisi in tre gruppi basandosi un pò sulla diversa esperienza subacquea; per cui c'era chi aveva già qualche esperienza di team, un gruppo di istruttori e infine un gruppo di subacquei con un pò meno esperienza. Com'è facile intuire la prima performance in acqua non è stata splendida, un pò forse perché non si sapeva bene cosa aspettarsi. Sono stati dimenticati tutta una serie di passaggi fondamentali come il controllo delle rubinetterie, fuori e dentro l'acqua, il contenuto delle tasche per assicurarsi di avere tutto il necessario, il safety drill e il bubble check.
L'immersione per ogni gruppo è durata pochi minuti, durante i quali ognuno a fatto errori tali da "uccidersi" ed "uccidere" qualcuno più volte. La maggior parte ha notato come è facile che la prima cosa che salta durante un'emergenza è l'assetto, e come in un immersioni di più persone ci si debba comportare da squadra dove tutti sono compagni di tutti e se uno ha un problema è la squadra ad avere il problema.
Usciti dall'acqua e focalizzato con Achim gli errori commessi, e/o le dimenticanze da non dimenticare, tutti i gruppi hanno passato in pochi metri d'acqua il resto della giornata a fare esercizi con l'ausilio del gruppo del WDS, volti a prendere confidenza con l'attrezzatura e con l'assetto.La sera si concludeva sempre con un debriefing con il prezioso ausilio delle immagini.
Il giorno seguente si è svolto come il precedente ma con una maggiore partecipazione e reazione da parte dei gruppi che hanno cominciato ad applicare le varie informazioni ricevute durante il corso come lo spirito di gruppo, la sicurezza in acqua, l'assetto e il controllo dell'attrezzatura. Alla fine dell'immersione Achim in superficie mormora "not bad"... ok!!! Il corso è finito... non importa avere la patacchina, l'importante è imparare, vedere, capire... poi se si vuole proseguire le basi ci sono, ma è necessario lavoro, allenamento, immersioni!
Un ringraziamento particolare, oltre che ad Achim, va soprattutto ai ragazzi della WDS che con il loro contributo e la loro disponibilità hanno reso queste giornate una fonte inesauribile di notizie e possibilità di imparare veramente!

Elena Romano

 
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