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Cave 1 Mexico - dicembre 2009 PDF Stampa E-mail
Venerdì 15 Gennaio 2010 13:23

L’idea di fare questo corso ci è venuta grazie a Elena in una stupenda domenica di Giugno, in barca davanti all’isola del Giglio. Ricordo ancora Eli che ci guarda e dice: «Perché non venite con noi in Messico a Natale e fate il Cave 1?». La nostra risposta fu simile a quelle che avrebbe potuto dare Homer Simpson a proposito della birra... E in men che non si dica, si fa per dire, è già il 23 dicembre e io, Laura e Dany ci ritroviamo a Fiumicino coi nostri bagagli accuratamente calibrati, in fibrillazione per quello che stiamo andando a fare. Di corsi insieme ne abbiamo già fatti, ma mai tutti e tre nella stessa classe e visto che di fatto siamo un team e ci immergiamo nel 90 per cento dei casi insieme la cosa è doppiamente intrigante! A NY ci incontriamo con Davide che, reduce dall’anno scorso, si appresta a fare il Cave 2 e, dopo un interminabile viaggio e aver ritirato le scandalose macchine riservateci dal noleggio, ecco che finalmente arriviamo a destinazione: Puerto Aventuras. È un posto incredibile davanti al mare, la casa è meravigliosa con ogni genere di comfort, culla ideale prima per gli esausti corsisti e poi per i vacanzieri avidi di relax e divertimento (ovviamente tutto incentrato sulle immersioni... noiosi!). Dopo uno stato di morte apparente causato dal lungo viaggio, la mattina, dopo una bella colazione, come prima cosa ci dirigiamo al diving. Che dire, avevo visto questo posto un sacco di volte in foto e ne avevo sentito parlare in molteplici racconti, ma ora che siamo lì non nascondo di essere un po’ emozionato. Ad attenderci troviamo Chris che sarà il nostro istruttore e "guida spirituale" durante tutto il soggiorno in Messico. Con lui si instaura subito un ottimo feeling. È una persona fatta a modo suo, con uno spiccato senso dell’umorismo, ma dallo sguardo molto austero… Avere a che fare con lui, fuori e dentro l’acqua, per me è stato incredibilmente divertente (ma io sono matto!). I due giorni prima del corso, per sistemare l’attrezzatura, le pesate e il cervello, Davide ci guida in qualche immersione cavern che, per chi come noi ha fatto solo tanta acqua salata e ferro e pochissima acqua dolce e zero grotte, è un’emozione da non sottovalutare! Ed eccoci già al primo giorno di corso. Devo dire che siamo abbastanza tranquilli, forse perché è il nostro quarto corso GUE e sappiamo quello che ci aspetta: tanta fatica, tanto divertimento, tanta soddisfazione quando avremo finito.

DAY 1
L’appuntamento è alle 8 al diving, ma solo per oggi, visto che è il primo giorno. Subito in aula. Si parte, come è buona educazione, dalle presentazioni del corso e dei partecipanti e si mettono in evidenza i limiti del Cave 1. Poi i calcoli per la scorta del gas e infine si parla dei quattro tipi comunicazione (light, hand, touch, write), del team e dei ruoli, di sagole e sagolature. Chris è molto preciso ed esauriente e dalle sue parole traspare un’esperienza che non ha pari. Più si va avanti è più abbiamo la sensazione di essere in buone mani (anche se non ne avevamo mai dubitato). E ora finalmente in acqua in uno dei posti che forse abbiamo sentito nominare più volte: CAR WASH. Facciamo i primi land drill sulle sagolature e poi subito in acqua per la prova di nuoto e di apnea. Da non credere: mentre nuotiamo in questo piccolo paradiso in acqua con noi ci sono alcune tartarughine e pare ci sia anche un piccolo coccodrillo per far nuotare più veloce gli sfaticati. Si esce, ci si veste in un lampo e via dentro per la prima immersione cavern con sagolatura e pinneggiate avanti e indietro sulla line. Lungo debriefing in acqua, dove si analizza ogni particolare dell’immersione. Si torna in aula, si parla di elementi di geologia e di flusso delle correnti (upstream e downstream). La sera, neanche a dirlo, siamo esausti e con le ultime forze mangiamo prima di perdere i sensi sul letto.

DAY 2
Questa volta ci vede alle 7:30. Subito alla fill station, altro luogo che porterò per sempre nel mio cuore (che tristezza, direbbe qualcuno) per la sua incredibile ubicazione nel mezzo di una giungla, se così si può chiamare. Il cenote in cui ci immergeremo si chiama EDEN e lascio alla libera interpretazione il motivo di questo nome. Purtroppo l’omino che deve aprire è meno mattiniero di noi e la cosa fa non poco imbestialire Chris che si ripromette di non tornarci mai più! Si parte dai consueti land drill: posizione sulla sagola, touch contact. Poi due tuffi in grotta, i primi della nostra vita, di cui ricordo ogni singolo atto respiratorio. Le immersioni passano senza particolari eventi catastrofici simulati, ma sarà la prima e ultima volta! Debriefing in acqua e di nuovo in aula per parlare dell’attrezzatura, sviscerando il perché di ogni singola scelta e procedure di valve failure.

DAY 3
Oggi si va a Chickin Ah, sempre dopo essere passati come di rito alla fill station. Land drill sulla procedura del LOST DIVER. Quattro tuffi in grotta dove, come dice Chris, l’andata è per noi il ritorno è per lui, il che significa che si verificherà ogni tipo di sfiga (simulata) che noi dovremo fissare come visto precedentemente a secco. Lungo debriefing come al solito e di nuovo in classe per parlare dei pericoli delle grotte, dei possibili incidenti e infine dei consumi e SCR.

DAY 4
Questa volta siamo al TAJ MAHAL. Durante il consueto viaggio in macchina con Chris, dove di solito più che altro si gioca (o meglio, lui mi prende in giro per questo o per quell’altro motivo e io gli rispondo sempre a tono), mi spiega che questo posto si chiama così perché chi lo esplorò per primo volle dargli il nome di una delle sette meraviglie... e ho detto tutto! Tanto per cambiare land drill sulla LOST MAIN LINE e le solite quasi quattro ore di acqua in grotta dove, giorno dopo giorno, iniziamo a sentirci sempre più a nostro agio anche durante gli scenari che, in una progressione graduale e "confortevole", diventano sempre più complicati. Infatti dall’ultima immersione usciamo con solo una maschera in tre (le altre cinque erano saltate), in condivisione, con una sola back up rimasta funzionante e ci facciamo la nostra piccola deco mano nella mano! Nuovamente in aula si parla delle cause degli incidenti e dello stress, fisico e psicologico.

DAY 5
Ultimo giorno. Siamo carichi, ma esausti. Si torna a CARWASH, proprio da dove abbiamo cominciato. Si fa un po’ di lezione a secco e via in acqua: tre immersioni. Le prime due si svolgono come di consueto: andata per noi, il ritorno per Chris, che si muove nell’ombra come un pipistrello e di cui a volte si avverte solo la presenza senza riuscire a vederlo. La terza è pura esperienza o divertimento che dir si voglia, finalmente!L’ultimo debriefing in acqua, forse ero stanco, ma lo ricordo interminabile e ancora una volta rimango basito per la quantità di dettagli che Chris riesce a ricordare: tempi, profondità, posizioni, failure, punto della grotta, colore della line (e potrei continuare a lungo). Si torna al diving, si affronta l’argomento protocolli (molto interessante) e Chris ovviamente ha molto da dire su quello che comunemente si fa e quello che invece a lui piace si faccia... Finalmente il test, tutti insieme, e un’accurata correzione.Come ogni corso GUE anche questo si conclude con la valutazione che è sempre un momento emozionante e interessante; con Chris poi, che è così esigente e pignolo, lo è ancora ancora di più. Ognuno di noi si porta a casa un sacco di cose su cui lavorare e un nuovo, sudatissimo brevetto! Che altro aggiungere; ogni corso GUE è un viaggio in cui ci si mette alla prova e da cui si esce sempre, almeno per quanto mi riguarda, con la sensazione di aver fatto qualcosa di grande e, allo stesso tempo, di aver ancora tanto da fare. Il fatto di non sentirsi mai arrivati, ma di aver appena cominciato è estremamente stimolante perchè, coe dice Chris, per i subacquei GUE la fine è il cielo.

Stefano Memoli

Alla sezione "foto" sono riportate alcune immagini di Laura Pasqui sul corso e il soggiorno in Messico

 
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