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Le tappe fonde PDF Stampa E-mail
Sabato 12 Settembre 2009 13:42
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Le tappe fonde
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testo di E. Baker

Il vecchio detto "prevenire è meglio che curare", è certamente applicabile anche alle varie forme di malattia da decompressione (MDD). Il miglior trattamento per questo tipo d’incidenti è sicuramente quello di evitarli effettuando un profilo decompressivo adeguato e sufficiente. Molti subacquei tecnici sono arrivati alla conclusione che vari disturbi possono essere evitati includendo "tappe fonde" nei loro profili. Un attento esame dei modelli decompressivi rivela che questa pratica può ridurre o eliminare eccessivi gradienti di sovrasaturazione. Conoscendo questo, si sarà in grado di modificare il modello ottenendo un preciso controllo dei gradienti, e si potranno calcolare, ed introdurre, tappe all'interno della "zona di decompressione" fino alla massima profondità di tappa possibile per la decompressione (per ulteriori spiegazioni su concetti e terminologia riguardante la decompressione, qui usati, si faccia riferimento al precedente articolo dell'autore "Understanding M-value", Immersed, vol. 3, autunno 1998).

Molti subacquei hanno notato un ricorrente senso di stanchezza, affaticamento, o di qualche malessere dopo aver effettuato certi tipi d’immersione con decompressione. L'immersione sportiva, caratterizzata da profondità relativamente elevate con permanenze sul fondo piuttosto brevi, produce spesso tali sintomi. L'utilizzo convenzionale del modello decompressivo basato sui gas disciolti per questo tipo d’immersioni genererà la prima tappa del profilo di decompressione ad una profondità molto minore di quella di fondo.
Molti subacquei hanno riscontrato che aggiungendo alcune tappe di decompressione a profondità maggiori di quanto richiesto dai calcoli convenzionali i sintomi post immersione erano grandemente ridotti se non addirittura eliminati. Ma precisamente a quale profondità effettuare queste tappe fonde e quante farne sono questioni che suscitano ancora confusione e controversie tra subacquei tecnici. Le osservazioni empiriche dei subacquei hanno portato allo sviluppo di metodi arbitrari d’introduzione di "tappe fonde". Molti di questi metodi sono basati su giudizi e discrezione individuali piuttosto che su modelli di calcolo della decompressione. L'analisi di serie complete di profili di decompressione che applicano tappe fonde in modo arbitrario, rivela la presenza di potenziali problemi. Questi sono per esempio tappe fatte a profondità troppo elevate e tempi di tappa inadeguati alle tappe più superficiali per compensare l'aumentato assorbimento di gas nelle tappe fonde.

Il calcolo convenzionale
Nella teoria e applicazione delle decompressioni, si stabilisce un equilibrio tra una decompressione sufficiente che, cioè, non dia sintomi di MDD ed una decompressione economica che richieda, cioè, il minor tempo possibile, meno gas possibile, ecc. Gli algoritmi convenzionali dei gas disciolti, come quelli sviluppati da Robert D. Workman ed Albert A. Bulhmann, cercano di ottimizzare la decompressione permettendo al subacqueo di risalire direttamente alla minor profondità possibile, o "ceiling" (tetto), cioè alla profondità determinata dai valori M che limitano la possibilità di risalita in sicurezza.
I valori M sono i limiti massimi tollerabili di pressioni parziali dei gas nei vari ipotetici compartimenti, o tessuti, presi in esame dal modello. L'economia di questo principio è duplice: l’eliminazione dei gas inerti nei compartimenti più veloci è accelerata, mentre l'assorbimento nei tessuti più lenti durante le soste di decompressione è minimizzato. In pratica, i subacquei sono stati tradizionalmente istruiti ad "abbandonare il fondo"e risalire alla svelta fino alla prima tappa. Per una tipica immersione da superficie a superficie, il calcolo convenzionale permetterà una risalita diretta piuttosto lunga dal fondo fino alla prima tappa. In questo scenario, i compartimenti più veloci possono essere saturi completamente o quasi di gas inerte alla profondità di fondo mentre i tessuti più lenti lo sono solo parzialmente. Ciò significa che i compartimenti più veloci controlleranno la parte iniziale della risalita, in quanto la loro saturazione di gas inerti si avvicinerà molto prima ai valori M rispetto ai compartimenti più lenti. La prima sosta è determinata dal punto in cui la pressione di gas inerte raggiunge, o è molto prossima, al valore M in uno dei compartimenti.



 
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