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Mute stagne: quali e come... PDF Stampa E-mail
Giovedì 16 Luglio 2009 16:21
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Mute stagne: quali e come...
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di Luca Malentacchi
Non ci sono dubbi, da circa dieci anni l’uso anche in immersioni non professionali della muta stagna ci ha permesso di migliorare le nostre performance subacquee. Più immersioni in inverno, tempi in acqua più lunghi, aumento della sicurezza grazie ad una minor dispersione calorica, possibilità di svolgere più di un immersione al giorno anche in acque particolarmente fredde e perché no, maggior comfort fuori e dentro l’acqua. Fortunatamente, dai più sono stati risolti anche i problemi legati all’ignoranza sul loro uso: utilizzo senza gav, aria nei piedi che causa pallonate incontrollabili e altre idiosincrasie. Due o tre immersioni con un istruttore capace sono sufficienti per utilizzarla nel migliore dei modi ed in totale sicurezza.
L’evoluzione dei prodotti, insiema ad una maggiore cultura da parte di produttori, negozianti, istruttori e subacquei, permette anche una scelta di ciò che è più adeguato alle esigenze di ognuno… o quasi! Vediamo di capire meglio.
Dal punto di vista del materiale utilizzato le mute stagne si dividono in due categorie: quelle in neoprene e quelle in tessuto (siano esse gomma o trilaminato). La differenza fondamentale tra le mute in neoprene e quelle in tessuto è che le prime sono soggette a variazioni di spinta idrostatica, dipendenti dal sistema stesso, mentre quelle in tessuto resteranno inalterate nonostante le variazioni di pressione esterna/interna.
Altra differenza tra questi materiali è che la muta stagna in neoprene, associata in genere ad un sottomuta leggero garantisce, oltre all’impermeabilità, anche una coibenza termica autonoma dipendente dallo spessore del neoprene espanso; tutto ciò è però rilevante solo fino a profondità relativamente basse (diciamo sui 20 m). Per contro la muta in tessuto gommato e/o trilaminato non garantisce da sola alcuna coibenza termica, ma solo la separazione del corpo umano dall’ambiente esterno; la protezione termica è interamente demandata alla qualità e quantità di sottomuta usato. In queto caso tutte le qualità di questo sistema (separazione dall’acqua e coibenza termica) restano invariate nell’immersione e indipendenti dalla profondità di esercizio.
Un alto parametro da considerare è la tecnica d’uso di una muta stagna in neoprene, decisamente più complessa di quella in tessuto per la necessità di controllare, oltre alla variazione di volume interno, anche la variazione di volume del neoprene stesso. Ultima differenza tra i due tipi di mute è la maggiore facilità di riparazioni e manutenzioni più semplici nelle mute stagne in tessuto. Ma vediamo meglio cosa come sono fatte.


 
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