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Il Bengasi PDF Stampa E-mail
Giovedì 16 Luglio 2009 15:37
Indice
Il Bengasi
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E’ fine maggio, tutto è pianificato: io e Fabio siamo pronti per la partenza. Abbiamo riservato il diving, a Villasimius, per una settimana. I gas sono stati puntualmente recapitati. L’obiettivo è filmare il relitto del Bengasi. Sono state programmate 5 immersioni con tempi di fondo crescenti, oltre ad un’immersione di ambientamento sul relitto del Salpi ed una, eventuale e finale, sul San Marco. Scenderemo con due differenti configurazioni: io in circuito aperto, Fabio con l’RB80. In tutte le immersioni verrà utilizzato lo scooter con sopra installata la telecamera o il sistema di illuminazione video.
 
Primo giorno.
E’ una bella giornata ed il clima è fresco. Ci attende il relitto del Salpi: le condizioni meteo-marine sono eccellenti. Dopo una cinquantina di minuti di navigazione giungiamo sul punto. Il relitto giace su un fondale profondo una sessantina di metri.
Abbiamo pianificato un’immersione molto lunga. Scesi sul relitto rimaniamo, come altre volte qui in Sardegna, stupefatti dalla limpidezza dell’acqua. Dalla poppa iniziamo a scooterare tanto per prendere confidenza con la nave (della quale conosciamo pochissimo): giunti alla fine del troncone di poppa ci dirigiamo verso quello di prua, scoprendo che quest’ultima è rivolta verso la poppa. Ci sono una valanga di cose da vedere e ne abbiamo il tempo. E’ bello vivere le immersioni così, senza i minuti contati. Per questo motivo ho sempre apprezzato i relitti non eccessivamente profondi: ti puoi perdere nei dettagli, goderti il paesaggio senza la fretta di raggiungere il tuo obiettivo. Gironzoliamo in modo disordinato, essendo un tuffo senza pretese, divertendoci a non finire. La zona che separa i due tronconi sembra una piazza d’armi in cui vi è seminato di tutto. Ma il tempo non basta mai. Arriva il momento della risalita e ci ripromettiamo di tornare: per questa tornata, con il Salpi, abbiamo finito. Sulla via del ritorno andiamo sul Bengasi per verificare se vi è ancora il pedagno, ma il mare si sta formando e siamo costretti al rientro in porto.
 
Secondo giorno.
Si è alzato il maestrale ed è impossibile uscire in queste condizioni: la prendiamo con filosofia, avevamo messo in conto un giorno di stop.

Terzo giorno.
Il mare ha rinforzato. Dobbiamo prendere delle decisioni se vogliamo rispettare la nostra tabella di marcia. La soluzione è prolungare di una settimana il soggiorno, unico modo per riuscire a portare a termine le immersioni sul Bengasi. Fortunatamente non ci sono problemi logistici.Quarto giorno: ci siamo.
All’alba il mare è abbastanza calmo. Decidiamo che vale la pena tentare, visto che siamo a sole 5 miglia dal punto di immersione. Carichiamo tutte le attrezzature sulla barca. Durante la navigazione io e Fabio ripassiamo per l’ennesima volta il piano di immersione. Poco dopo le nove siamo sul punto: Simone lo individua con il GPS e l’aiuto dell’ecoscandaglio, ma non vi è traccia del pedagno. Marco entra in acqua, un galleggiante dovrebbe trovarsi a circa 5 metri di profondità: non lo trova, ma ci avverte che la corrente è molto forte. Altro giro con la barca e Simone butta un galleggiante con oltre cento metri di cima e una grossa zavorra per marcare il punto. Dopo alcuni minuti ritorna per verificare se è messo bene: perfetto. Considerato il lasco è esattamente sul relitto. Iniziamo a prepararci: le condizioni del mare sono accettabili e la corrente è un problema relativo visto che scendiamo con gli scooters. Ci accordiamo con il driver e i safety divers in merito ai tempi: conoscono perfettamente il copione del quale si è discusso nei giorni precedenti a terra. Un rapido check e siamo pronti ad andare: mi lascio cadere in acqua e la corrente mi trascina subito via.
La cima alla quale aggrapparmi era già in acqua. Vengo tirato vicino al gommone: i ragazzi mi passano le due deco mancanti e lo scooter. So che Fabio sta facendo altrettanto dall’altra parte. Simone mi conferma che anche lui è pronto. Malgrado i DPV facciamo fatica a raggiungere il punto dove si trova il galleggiante. Ultimo controllo, ultima boccata d’aria, erogatore in bocca e via: il momento tanto atteso è arrivato. Arriviamo a 6 m di profondità e ci affianchiamo: ci scambiamo un ok e iniziamo la discesa. E’ uno dei momenti più belli dell’immersione: l’emozione di scendere verso il blu profondo, cadere nell’abisso e attendere di scorgere il relitto osservando la cima di discesa perdersi nel nulla. Siamo con gli scooters a tutta manetta per tenere il punto. A venti metri la corrente sembra essere ancora più forte che non in superficie, ma ora scorgiamo la cima del pedagno fisso: dista solo pochi metri da quello lanciato da Simone. E’ la corrente ad aver piegato la boa portandola giù.


 
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